Sarka e il tecnoromanticismo di Claudio Forti

Mario Gerosa (http://mariogerosa.blogspot.com/)

Ma per parlare di Second Life e di mondi virtuali bisogna per forza far finta di essere degli uomini ipertecnologizzati, bisogna per forza immergersi nella fantascienza, essere dei duri in stile cyberpunk? O si può essere degli inguaribili romantici anche in un universo sintetico? Mi sono posto questa domanda dopo aver letto Sarka (Di Renzo Editore), il libro di Claudio Forti in parte ambientato in Second Life. Ho avuto l'onore e il piacere di conoscere Forti su Facebook e così ho potuto leggere il suo romanzo con un contesto più ampio, che comprendeva alcune passioni del suo autore. Per esempio, sapevo che ha una predilezione per la lirica, e che ha scritto dei libretti d'opera. Sulla scorta di quell'elemento in più, mi sono gustato ancor meglio il romanzo, che è molto ben scritto e si legge tutto d'un fiato, come i romanzi ottocenteschi che ti prendevano dall'inizio alla fine. Sì, perché Sarka è più vicino a Flaubert e a Balzac che a William Gibson o a Bruce Sterling: Forti ha avuto il coraggio di andare controcorrente. Invece di adattarsi a una letteratura di genere che alla fine appare scontata, soprattutto nei casi degli emuli, Forti ha coraggiosamente rovesciato il punto di vista e ha trasferito elementi totalmente futuribili, quali il mondo virtuale di Second Life, in un contesto melodrammatico di matrice pucciniana. E questa è la grande trovata. Il romanzo di Forti mi fa venire in mente certe regie avanguardistiche di Peter Sellars (quello che ambienta il Così fan tutte di Mozart all'epoca della Seconda guerra mondiale), ma questa volta non si tratta di catapultare il passato nel futuro, ma di mettere in atto l'operazione inversa. Forti prende un mondo e un contesto decisamente futuribile e lo trasferisce in un'atmosfera languida che riecheggia il passato dei grandi romanzi d'amore e di passione. Non è un passato cronologico ma un'idea di passato: la narrazione si svolge ai giorni nostri ma il nostro tempo è popolato da personaggi che paiono usciti da Storia di una capinera o dalla Madama Butterfly. E Second Life incombe sullo sfondo. Second Life è complice, è la molla che provoca tutto. Senza svelare nulla della trama, e soprattutto del colpo di scena finale, mi limito a sottolineare ancora una volta la grande intuizione di Forti, che ha coniugato romanticismo e tecnologia, un po' come facevano i Futuristi, evitando la facile e collaudata accoppiata mondi virtuali + fantascienza + freddezza totale. in questo credo che Forti sia molto avanti. In effetti credo che i mondi virtuali come luoghi popolati da duri che solcano impavidi il cyberspazio con la cybersigaretta in bocca e il casco da astroviaggiatore calato sulle ventitrè sia roba da immaginario anni '80. I cowboy della Rete hanno fatto il loro tempo. Forse è ora di avere il coraggio di scoprire i buoni sentimenti e di raccontare delle belle storie come quelle di una volta anche nel web o nei territori di confine tra web e mondo vero. Perché è più dirompente un romanzo come quello di Forti che dieci variazioni sul tema della virtualizzazione sotto vuoto spinto.